Arte e cultura

Il Centro Storico – Il fascino del Borgo antico

La Porta Castello
Apri in Google Maps

Palazzo Baronale
Apri in Google Maps


Il borgo antico è di origini medievali con un’impostazione cinquecentesca. In mancanza di alcuni documenti dall’archivio comunale è possibile per alcune attribuzioni e datazioni fare soltanto ipotesi, tentando, comunque, di essere più attinenti possibili alle esigue fonti.

La Porta Castello (1). Attraverso la maestosa porta bugnata si accede al Palazzo Baronale Orsini, oggi sede del Comune, al centro storico ed al suo corso. Questa impostazione urbanistica è cinquecentesca da riferirsi alla famiglia Orsini. Anna De Luca in uno dei suoi articoli (Anguillara Sabazia: dalla Cancelleria Comunitaria al Palazzo orsini
Estratto da Lunario Romano 1985) scrive che la Porta Castello è stata realizzata nel 1584 da Giacomo del Duca su commissione di Paolo Giordano Orsini, “porta che introduce nella piazza antistante il palazzo da cui inizia l’asse viario rettilineo di collegamento con la Collegiata, creato sventrando in parte l’aggregato edilizio preesistente”. L’intervento, secondo la De Luca, sia coevo alla realizzazione del nuovo prospetto principale del Palazzo Orsini, alla sistemazione dei giardini sulla rocca e della porta. La porta è stata costruita ed introdotta nelle fortificazioni rinascimentali, ottenute probabilmente da rimaneggiamenti medievali, con la collocazione di uno stemma nel medaglione sopra di essa. Agli inizi del secolo da fotografie in bianco e nero si vede un orso che mangia un’anguilla, il simbolo della famiglia Orsini succeduta agli Anguillara. Oggi non è più possibile vederlo, tuttavia, si può immaginare osservando il cinquecentesco ovale dipinto avente lo stesso soggetto, sito nell’aula consiliare o del fregio marino, all’interno del Palazzo Baronale. Questa similitudine degli stemmi della porta e della decorazione pittorica aveva già indotto Anna De Luca nella sua tesi a pensare che la data di esecuzione della porta sia vicina a quella degli affreschi, presumibilmente agli anni 1535-39. Altra ipotesi da non scartare.
L’orologio è stato costruito successivamente alla fine del Settecento.
Dalle fonti documentarie risulta che i termini di “Porta Castellana” o di “Porta Castello” venivano usati indifferentemente sia nel settecento che nel secolo successivo (cit. pag. 126 De Luca articolo).

Il Palazzo Baronale (2). Cfr. pubblicazione su Palazzo Baronale, A. Tantillo e autori vari, “Il Palazzo Baronale Orsini”, Progetto Enti Locali Adnkronos, Ed. Adnkronos Libri, 2001.
Il palazzo è stato probabilmente edificato nel primo quarto del XVI secolo e presenta un impianto planimetrico molto irregolare, impostato su diversi livelli seguendo il fianco dello scoscendimento tufaceo. E’ costituito dall’aggregazione di diversi corpi di fabbrica di differenti altezze, riferibili a varie fasi costruttive o di riedificazione, che mostrano la necessità di adeguarsi e utilizzare strutture preesistenti. Si ipotizza infatti che il palazzo attuale, di epoca orsiniana, abbia sfruttato strutture riconducibili al palazzo degli Anguillara, l’importante famiglia nobiliare presente nel territorio a partire dal X secolo, tra cui una torre o corpo di fabbrica medievale dove risulta che abbia soggiornato l’imperatore Enrico IV nel 1191, nel suo viaggio che attraversò l’antica città di Careiae e Anguillara.
Partendo da Piazza del Comune, al primo livello, si nota un portale di manifattura settecentesca che introduce direttamente ad una scala su impianto non ortogonale della facciata che si sviluppa in due rampe allineate tra di loro. La prima rampa conduce al primo piano, attraverso il quale si raggiunge un piano intermedio, detto mezzanino, mediante una rampa di pochi gradini. La seconda rampa permette di raggiungere il piano nobile e, tramite un collegamento esterno, anche la seconda quota del giardino sulla fortezza.
L’interessante ciclo degli affreschi risale agli anni 1535-39 la cui datazione può essere spostata al 1543, grazie ad un documento rinvenuto nell’Archivio Orsini di Los Angeles da cui si evince che il palazzo in questi anni si riferisce ancora alla famiglia Orsini, il cui stemma infatti è in tutte le stanze. Il piano è composto da vari ambienti tra i quali la loggia d’angolo coperta da una volta, la Sala dei Putti o del fregio Orsini, la Sala delle Cariatidi, un ambiente con tracce di affreschi di recente restauro e il portico.
La loggia, l’antico ambiente ludico di Gentil Virginio Orsini Junior, nipote dell’omonimo signore di Bracciano e Conte dell’Anguillara dal 1518 al 1539, nominato nel 1534 da Papa Paolo III Farnese comandante della flotta pontificia e castellano di Civitavecchia, si affaccia sul lago e presenta le pareti e il soffitto interamente rivestiti di affreschi tematici ed allegorici destinati a celebrare le imprese del committente. La volta reca una decorazione scompartita geometricamente intorno ad uno specchio centrale allungato rappresentante il trionfo di Nettuno e Anfitrite, con ai lati due medaglioni dove sono rappresentate la Fama e la Vittoria, simboli della vittoria sui turchi del Conte e della sua flotta. L’alternanza di un ricco repertorio di elementi vegetali e decorativi, fanno da sfondo a giochi di putti, animali marini cavalcati da naiadi e da fanciulli, pesci e uccelli che si contrappongono a rappresentazioni mitologiche. La decorazione prosegue nei sottarchi e nei pilastri, fino ad arrivare a sfruttare i grandi piani delle pareti con le rappresentazioni di alcune battaglie combattute direttamente da Gentil Virginio Orsini, committente del panorama pittorico del palazzo.
Due delle tre scene di battaglia, che hanno avuto luogo tra i cristiani e i turchi, sono probabilmente il combattimento di Corfù del 1538 ed in particolare la battaglia della Goletta del 1535 combattuta nel golfo di Tunisi. Straordinaria la puntualità di realizzazione della battaglia della Goletta unica al mondo poiché persino lo schieramento o il posizionamento delle galee sono uguali alla loro reale collocazione in combattimento come si evince dai testi dell’epoca, in particolare degli autori Bosio e Giovio e Guglielmotti più tardi. Per questo motivo l’affresco, realizzato in sole 23 giornate lavorative proprio per assolvere alla veridicità dei fatti, è unico al mondo ed attualmente ad esempio anche dottoranti in storia dell’arte dell’Università della Sorbona di Parigi l’hanno scelta come oggetto della loro tesi. La terza ci è pervenuta solo in alcune scene e pertanto non è possibile identificarla.
Probabile maestro della scuola di Raffaello che qui vi ha dipinto è Luzio Romano, artista della scuola di Perin del Vaga che ha dipinto anche nel ciclo di affreschi di Castel S’Angelo, in particolare per un confronto stilistico delle scene “Danae con Perseo sul mar Egeo” e “Ettore che rapisce Andromaca” simile ad un affresco al pian terreno di Palazzo Spada Capodiferro a Roma, con autore sempre lo stesso pittore.
L’attigua Sala dei Putti rappresenta una decorazione pittorica a fascia sulla sommità delle pareti, chiuse da un soffitto a cassettoni in legno con mensole intarsiate. Le pitture, molto pregiate per il raro fondo nero, con girali di acanto, raffigurano l’alternanza di putti che giocano con orsi, simbolo della famiglia Orsini.
La sala, un tempo il salone più ampio, oggi sede del Consiglio Comunale, è l’elemento divisorio con la Sala delle Cariatidi, ampio salone (un tempo più grande) che presenta una ricca decorazione di gusto e tipologia differente rispetto a quella della loggia, con temi marini, essendo il committente Gentil Virginio Orsini Junior il comandante della flotta Pontificia. Il sistema decorativo, con scene della vita di ‘Enea – Gentil Virginio Orsini’ è costituito da architetture illusionistiche dipinte in prospettiva, in cui grandi cariatidi in chiaroscuro sostengono una cornice dipinta sulla quale si svolge un fregio contiguo con figurazioni mitologiche soprattutto di divinità marine. Tra le cariatidi, colonne dell’impianto scenografico è rappresentata una parete continua arretrata rispetto ai piedistalli e alle cornici, sul cui sfondo sono visibili tre vedute, realizzate con la cosiddetta visione a ‘volo d’uccello’ ed identificate con le città di Napoli, Castellamare di Stabia e Venezia: i luoghi da cui salpò la flotta pontificia per sconfiggere i turchi. Eccezionale e unica al mondo la veduta di Napoli che dimostra in dettaglio com’era la città, ancora con le mura medievali, prima dall’ampliamento voluto dal Vicerè Toledo nel 1537.
Il maestro che ha dipinto nel fregio nella parte superiore della sala è allievo di Giulio Romano, presumibilmente Raffaellino del Colle, che ha affiancato Giulio Romano già nella esecuzione delle pitture di Palazzo Tè a Mantova nel 1527.
Recentemente sono stati restaurati alcuni affreschi di puro gusto decorativo situati in un ambiente posto nel settore retrostante l’attuale Aula Consiliare rappresentanti elementi floreali inquadrati da cornici e da motivi a treccia, datati presumibilmente tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
I sotterranei del palazzo sono stati recentemente oggetto di una campagna di scavo sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale. Sono formati da un ambiente centrale, accessibile mediante una scala formata da dieci gradini, da un secondo piccolo ambiente laterale e da un ambiente ipogeo situato ad una quota notevolmente più bassa. Lungo la parete di fondo si apre un piccolo ambiente scavato nella roccia (visibile soltanto sul soffitto), lateralmente chiuso da muri cinquecenteschi, tranne quello di destra, occluso alla vista da un successivo muro, forse realizzato nell’800 per tamponare lo sgretolamento della roccia soprastante, riducendo quindi la grandezza dell’ambiente. L’indagine della pavimentazione dell’ambiente ha permesso di individuare un immondezzaio del XVI/XVII secolo, che ha restituito molti frammenti ceramici riconducibili ad oggetti di uso quotidiano. Dall’ambiente principale, mediante una lunga rampa di scale formata da venticinque gradini, si raggiunge l’ambiente ipogeo parzialmente scavato in un banco tufaceo rosso che presenta caratteristiche riconducibili ad una tomba etrusca a camera di tipo ceretano. E’ infatti chiaramente leggibile l’accesso mediante un dromos (gli antichi gradini sono stati occlusi alla vista dalla rampa tardo-settecentesca) che conduce all’ambiente con un soffitto a doppio spiovente poco marcato. Si ipotizza che i sotterranei siano gli unici ambienti originariamente appartenuti allo scomparso palazzo degli Anguillara che qui doveva sorgere prima dell’avvento degli Orsini.

Le chiese scomparse. Chiesa di San Salvatore (3). Era una delle chiese medievali del paese, situata nel vicolo omonimo, sopra la piazza del Comune. Nel tempo è stata trasformata in abitazione. Ne parla il Tomassetti.
Chiesa di S. Andrea (9). Oggi di questa chiesa medievale è visibile solo l’antico abside, facente parte di un’abitazione anche piuttosto mal ridotta. Si trova di fronte all’entrata dei giardini del Torrione.

Il Torrione e il Museo della Civiltà Contadina (4). Il Torrione faceva parte del sistema difensivo cinquecentesco come del resto si presenta nel suo aspetto attuale. Non bisogna dimenticare che Anguillara, con la sua fortezza, ebbe importanza militare fino al secolo XVII, quando faceva ancora parte del sistema difensivo del vastissimo feudo Orsini.
Non si sa se sia effettivamente stato costruito in età medievale ma quel che è certo è sembra essere, nella sua impostazione, molto vicino a quest’epoca. Riconducibili quasi sicuramente al Medioevo sono i resti di altre torri sparse per l’attuale borgo. Anticamente era stato adibito a carceri tant’è che negli ambienti a pianoterra troviamo ancora numerosi graffiti seicenteschi come quello che ricorda il Tomassetti: “Le camerette della torre servirono come prigioni, fino al tempo dei Grillo. In una di esse si legge graffito: Antonio Coppurellu fui carcerato per una rosa giorni XIIII, 1751”. (Cit. pag. 88)
Sarebbe opportuno compiere un restauro di queste testimonianze.
Il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari ha come sede un ambiente del Torrione ed è di importanza straordinaria poiché ricostruisce le arti e i mestieri di un tempo della Città di Anguillara Sabazia, custodisce arnesi ed oggetti sia dell’antico sistema tipografico che in particolare delle coltivazioni oltre che curiosità sulla comunità dell’Anguillara e non solo e fotografie storiche importanti. Dalla cucina degli anni 30, completa di mobilio, di madia in cui si faceva il pane una volta alla settimana, alle ceramiche, ai torchi, alla svecciatrice con tutto ciò che era in uso per raccogliere il grano e lavorarlo e fare pasta e pane, ai tavoli del calzolaio con calzature e attrezzi di un tempo, al tavolo del fabbro e del falegname, tra le reti antiche dei pescatori, e così via, il tutto raccontato anche grazie ad un video che conduce attraverso gli ambienti del suggestivo museo.

I resti delle antiche torri (5). Anguillara aveva nel Medioevo un complesso sistema difensivo con diverse torri come si può verificare da una raffigurazione quattrocentesca del paese in un affresco di Antoniazzo Romano La Cavalcata di Gentil Virginio orsini nel Castello Odescalchi di Bracciano. Dietro al signore fiero sul suo cavallo è visibile Anguillara con tutte le sue torri, di cui oggi sono visibili solo alcuni resti. Le porzioni delle strutture murarie medievali sono riconoscibili nei seguenti luoghi.
Corso Umberto I (12): proveniendo dalla Collegiata, scendendo le scale si possono osservare i resti sulla sinistra, nel Giardino Segreto di Anne Bordammer, ingresso dell’unico laboratorio artigianale nel centro storico, con particolare riferimento alla lavorazione artigianale di gioielli in vetro soffiato.
Via Garibaldi (13): all’altezza della metà della scalinata. Via Garibaldi è uno dei vicoli più belli per potere ammirare le bellezze del lago dal centro storico insieme al Vicolo della Grondarella e alla Via Ignazio Jacometti, tutti e tre fruibili dal corso Umberto I prima di poter giungere al Piazzale della Collegiata in cima al borgo, dove peraltro vi è anche la sede distaccata dell’Università di Urbino, specializzata nella formazione in discipline olistiche.
Largo Frezzolini (14): qui si vedono i resti della torre medievale, ubicata nel complesso de “La Specola”, bene culturale di pregio e vincolato dal Ministero dei Beni Culturali fin dagli anni 20 del Novecento.
Piazza del Comune (15): prima dell’edificazione del nucleo originario quattrocentesco del palazzo si ergeva una torre, ovviamente, oggi non più visibile. Abbiamo la notizia dal Tomassetti. Nella torre, infatti, vi dimorò l’imperatore Enrico VI nel 1191.
Una torre, invece, ancora visibile è l’edificio non a caso a pianta quadrangolare accanto alla Porta Castello, oggi sede della Biblioteca Comunale. Questa prima era il locale adibito all’antica sede della Cancelleria Priorale.
La Cancelleria aveva sede qui nel 1551 e l’impostazione a torre medievale ha fatto proprio pensare alla possibilità che quivi esistesse anche prima. La Torre è stata successivamente modificata ed adeguata ai sistemi di difesa e offsa connessi alle armi da fuoco. (v. cit. pag. 127 articolo De Luca). Osservando dalla Piazza del Lavatoio si può notare l’aspetto dell’antica torre.

La Collegiata (16). La Chiesa di Santa Maria dell’Assunta o Collegiata è rinascimentale: attraverso un documento di una visita pastorale possiamo essere certi della sua esistenza nel 1574. L’inizio dei lavori che la portarono ad essere ammirata nel suo aspetto attuale risalgono al 1756. La facciata è ottocentesca ed è attribuita all’architetto Antonio Jacometti, figlio di Ignazio. All’interno, a tre navate, si possono ammirare: l’organo settecentesco di Domenico Alari, unico firmato da Domenico Alari della rinomata famiglia di organari, costruttori di organo; la tavola cinquecentesca della Madonna di Roccamaggiore o Madonna Turrita, simbolo del paese e da cui deriva l’attuale logo della Città di Anguillara Sabazia; un’opera di Angelo Muziano, la tavola absidale.

I gessi di Jacometti (17) e il suo palazzo (18). Ignazio Jacometti (1819-1883), nativo ad Anguillara, fu uno scultore alquanto rinomato. Di lui si conservano diversi calchi di raffinata fattura nell’ambiente della Disciplina adiacente alla Collegiata, tra cui L’Ecce Homo ed una Madonna con Cristo tra le braccia. L’originale statua in marmo, ad esempio, dell’Ecce Homo si può ammirare a Roma, ai piedi della Scala Santa, accanto al “Bacio di Giuda”. Altre opere che adornano le piazze della Capitale sono: nelle vicinanze di piazza di Spagna le statue dei quattro profeti scolpiti sul basamento ottagonale su cui si erge una statua dedicata alla Vergine; gli angeli che reggono lo stemma di Pio IX, al di sopra della porta maggiore della Basilica di San Paolo fuori le Mura; la statua di San Bartolomeo nella piazza omonima dell’isola Tiberina del 1869; i monumenti a Pio IX del 1871 nella navata destra di S. Maria in Via Lata e del 1883 nella navata mediana di Santa Maria Maggiore. L’ambiente della Disciplina per il momento non è accessibile eccetto nel caso di iniziative e di mostre. L’obiettivo della Confraternita della Misericordia, proprietaria del locale, è di realizzare una struttura museale, in collaborazione della Sovrintendenza ai Beni Storici e artistici di Roma, adatta alla custodia dei delicati calchi. Alcuni dicono che a seguito di alcuni spostamenti siano stati segati: è probabile, in realtà che fossero stati concepiti componibili dall’autore stesso affinchè potessero essere trasportabili e di facile visione per i suoi committenti. Di Jacometti è anche la “Fontana delle anguille” di Piazza del Comune.
La dimora (19) dell’artista è nella via a lui dedicato, situato poco prima di giungere alla scala per La Collegiata.

La rosa Orsini (19). E’ visibile, ad esempio, al di sopra del portale in Corso Umberto prima di Via Ignazio Jacometti. Si tratta di un della rosa, elemento dello stemma familiare degli Orsini. Ricorre nel centro storico sui palazzi maggiormente attribuibili alla famiglia.

La Dea Ilaria (20). Si tratta di un’antica immagine in marmo della Dea Cybele: è uno dei superstiti “frammenti marmorei” dell’ingente materiale di spoglio che adornava gli edifici del centro storico. Del resto era consuetudine all’epoca utilizzare colonnine, marmi e mattoni delle età precedenti come era lecito per il medioevo al periodo romano. Non a caso il Njbbi, dopo aver descritto il muro in opera reticolata della probabile villa di Rutilia Polla, scrive: “Come pure lo sono tanti frammenti antichi, che si veggono sparsi quà e là nel villaggio”. (Cit. pag. 143).

Piazza Magnante (21). E’ una delle piazza più caratteristiche del Centro Storico, al di sotto della quale sono state trovate cisterne pregevoli e ancora una volta testimonianza dell’epoca romana che ha preceduto le attuali costruzioni ed abitazioni medievali. Dalla Piazza Magnante si accede ad uno dei più suggestivi scorci sul lago, con affaccio sul villaggio neolitico de “La Marmotta”.
Il Villaggio Neolitico de “La Marmotta” (22). E’ il Villaggio Neolitico in Località “La Marmotta”, il più antico villaggio di sponda dell’Europa Occidentale, risalente al Neolitico Antico, come da datazioni calibrate al C-14 comprese tra il 5750 e il 5260 a.C. circa. Reperti di importanza straordinaria sono stati rinvenuti dalla già Sovrintendenza alla Preistoria Luigi Pigorini in tale sito, dalle cinque piroghe monossili, di cui quattro custodite nel Museo Nazionale Preistorico Etnografico Pigorini di Roma ed una nel Centro Visite del Neolitico della Città di Anguillara Sabazia, con reperti lignei e fittili, conservati in gran parte del citato Museo Pigorini, oggi Museo delle Civiltà.
L’equipe della allora Sovrintendenza Pigorini con un’attività straordinaria aveva effettuato scavi e catalogazioni atti a restituire la storia unica del sito archeologico, di cui molti reperti sono sotto il limo lacustre tra i sette e i dodici metri ma che comunque devono restare protetti dalle acque del lago e non certamente calpestabili, proprio attesa la rarità e la fragilità di detti reperti.
Le acque del lago e i sedimenti hanno sigillato e conservato le vestigia di una comunità neolitica per circa 8.000 anni: resti di capanne, oggetti utilizzati nella vita quotidiana, oggetti legati a pratiche di culto, imbarcazioni, resti animali e vegetali che ci forniscono informazioni riguardo alle specie sfruttate nell’allevamento e nell’agricoltura così come nella caccia e nella raccolta.
Durante gli scavi sono stati messi in luce alcuni settori dell’antico villaggio esteso ipoteticamente per circa due ettari: si tratta di capanne all’asciutto edificate sull’antica linea di riva e disposte in modo ordinato mostrando un’organizzazione pianificata. Dalle analisi sono state riscontrate più fasi e sottofasi costruttive, tra la prima e l’ultima intercorrono circa 100 anni. Le capanne a pianta rettangolare 8/10 m x 6 m sono testimoniate da pali verticali conservati per un’altezza variabile e da muretti in pietra alla base, l’alzato delle pareti al di sopra di essi era composto di incannucciate, travi e travetti misti a paglia e argilla, all’interno erano intonacate da un sottile strato di argilla. I tetti erano a doppio spiovente composti da intelaiature di travi ricoperte di paglia e frasche. Il piano pavimentale era in terra battuta. All’interno del villaggio sono stati trovati numerosi vasi in ceramica di svariate forme utilizzati per differenti attività, alcuni erano anche decorati con impressioni o con motivi dipinti, classificati come “cultura delle Ceramiche Impresse del medio-tirreno”. Si confrontino le presentazioni del sito archeologico nelle pagine del Mibact – Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turistiche:
http://pigorini.beniculturali.it/un-tuffo-nel-passato.html.

La Chiesa di San Biagio (23). L’edificio di culto è dedicato al Patrono del paese. Il termine dei suoi lavori risale al 1756 quando venne iniziata la fase di rifacimento della Collegiata. Scrive il Tomassetti: “Sull’altar maggiore la statua di S. Biagio in legno che certo deve essere antica perchè in un inventario del secolo XVI, esistente nei libri parrocchiali della chiesa dell’Assunta, viene già menzionata. Pregevoli le tele settecentesche di recente restaurate di Giovanni Battista Ricci, l’Adorazione dei Magi e la Natività. Nella Chiesa si custodisce anche la statua del Santo Patrono della Città San Biagio che ogni anno il 3 febbraio viene portata in processione per le vie del centro storico dalla Chiesa di S. Biagio alla Chiesa della Collegiata.

Piazza del Lavatoio (24). L’edificio sulla sinistra, venendo dal lago, era l’antico lavatoio ad arcate, ancora visibili scendendo dalla Scala della Fontana, da cui deriva la denominazione della stessa piazza.

L’antico ospedale (25). Era situato in Via degli Arcacci. Nel Quattrocento venne spostato nel convento della chiesa di S. Francesco.